Dimagrire nel Sonno: Scopri la differenza tra fame emotiva e fame reale

Da bambini, seguiamo naturalmente il nostro innato istinto di sopravvivenza. Quando abbiamo fame, piangiamo per far sapere alla mamma che il nostro stomaco è vuoto, e probabilmente lei ci nutrirà. Quando ne abbiamo abbastanza, smettiamo di poppare. Punto. Se hai mai provato a nutrire un neonato più di quanto abbia bisogno, saprai che un bambino sano rifiuterà il latte se non è affamato e, se viene nutrito a forza, probabilmente vomiterà. Il corpo elimina così in modo naturale ciò che è di troppo. Sfortunatamente, la maggior parte dei genitori non è capace di sintonizzarsi veramente con i bisogni dei propri bambini, e quindi ha la tendenza a nutrire in maniera eccessiva i propri figli fin dalla prima infanzia. È una combinazione tra l’idea di dimostrare amore attraverso il cibo e la paura di non dare abbastanza ai figli; inoltre mettere del cibo nella loro bocca è solitamente il modo più semplice e veloce di farli smettere di piangere. A questo si può aggiungere che non è facile capire i bambini e, se ne hai uno difficile da accontentare, sarai stressato perché non dormi abbastanza e faresti qualunque cosa per avere qualche ora di pace in più. Usare il cibo come mezzo di consolazione è spesso la scelta di comportamento preferita, anche se un abbraccio o qualche attenzione in più sortirebbero lo stesso effetto.

La storia di Johnnie

Johnnie era un mio amico della scuola elementare. È stato in sovrappeso fin dal primo giorno che l’ho conosciuto e l’ho visto ingrassare ancora nel corso degli anni. Spesso andavo a casa sua, dato che abitavamo vicino, e giocavamo insieme. Aveva tre fratelli, tutti in sovrappeso, così come i loro genitori. A quel tempo vivevo ad Aruba, conosciuta anche come “l’isola felice”. A casa nostra eravamo condizionati ad avere tre pasti al giorno: al mattino farina d’avena (e ne mangiavamo tanta), a pranzo, di solito, del pane che portavamo a scuola in un cestino, e alla sera proteine animali, con riso o patate e un po’ d’insalata. Non facevamo mai spuntini tra un pasto e l’altro. La ragione per cui mi piaceva andare a giocare da Johnnie era che a casa sua si poteva mangiare ciò che si voleva ed erano sempre disponibili patatine fritte, caramelle e biscotti. Inoltre, la loro madre stava sempre in cucina a preparare qualcosa da mangiare e amava chiamarci per farci assaggiare i suoi spuntini appena fatti, come pesce fritto, polenta fritta, fette di banana fritte, patatine fritte. Ogni pomeriggio c’era quello che lei chiamava uno “spuntino caldo”. I fine settimana erano magnifici perché c’erano molti di questi spuntini. La sua regola era che non si dovrebbe mai arrivare a sentirsi affamati e, dato che facevamo molti giochi fisici, avevamo “bisogno” di buon cibo per non diventare troppo magri. Johnnie e la sua famiglia erano discendenti del popolo di nativi americani degli Arawak, che solitamente non sono molto alti e, come molti centro e sudamericani, hanno la tendenza a diventare obesi. Io facevo molto sport, giocando a tennis quasi ogni pomeriggio per due o tre ore di fila o andando alle lezioni di arti marziali. I figli dei miei vicini giocavano per strada: calcio e basket, con molti periodi di riposo. La madre di Johnnie risolveva tutto con il cibo. Questo era il modo in 31 cui era stata cresciuta, e che era diventato “tradizione” per lei. Se ti sentivi male, mangiavi; se ti sentivi bene, mangiavi; se perdevi una partita, mangiavi; se vincevi, mangiavi; tutte le strade portavano al cibo, senza eccezioni. Il fratellino più piccolo di Johnnie gironzolava sempre con in mano un biberon, che veniva riempito non appena ne aveva bevuto solo un terzo. Il suo nome era Camino ed era in sovrappeso ancora prima di aver iniziato a camminare. Io oggi ho sessant’anni. Purtroppo, Johnnie è morto a cinquantadue per un attacco cardiaco. Al suo funerale c’era così tanto cibo sfizioso che persino io ne presi troppo, in sua memoria. Fui stupito nel constatare come la sua famiglia, che non vedevo da una decina d’anni, non fosse cambiata per niente, a parte il fatto di essere ancor più in sovrappeso. I familiari di Johnnie sono un buon esempio di come queste abitudini possano sovvertire completamente il proprio istinto di autoconservazione, e per molte persone sembra che non ci sia via d’uscita. Hanno perso il contatto con l’intelligenza innata del loro corpo.

Riconnettiti con l’intelligenza del tuo corpo

Dato che abbiamo spesso ignorato i messaggi del nostro corpo per anni, ci può volere del tempo per imparare ad ascoltarli di nuovo. Dipende tutto dalla capacità di sintonizzarsi con i reali bisogni di corpo e mente; dobbiamo riconoscere la differenza tra un bisogno emotivo, come quello di apprezzamento, consolazione o amore, e un bisogno fisico, come la fame, la sete o il movimento. All’inizio può essere difficile capire la differenza tra la fame che viene dallo stomaco (la “vera” fame) e quella che viene dalla testa, che sta solo pensando di avere fame. In quest’ultimo caso, non è il tuo corpo che sta chiedendo energia; solitamente qualcos’altro ti ha indotto a pensare che mangia re sia la risposta. Per esempio, può essere pura abitudine (“Mangio sempre qualcosa alle dieci” o “Ho bisogno di fare uno spuntino quando guardo la televisione…”), noia o stress. La fame emotiva arriva rapidamente, al contrario della vera fame, che cresce lentamente. È importante imparare a capire la differenza tra questi tipi di fame. La fame emotiva è collegata al cervello e quando viene indotta da un evento, o semplicemente perché è l’ora di pranzo, una cascata di reazioni chimiche nel tuo cervello ti porta a mangiare o fare uno spuntino. A volte hai solo sete e bisogno di acqua, a volte hai la glicemia bassa e hai bisogno di muoverti per riattivare la circolazione in modo che il glucosio sia rilasciato dai muscoli e dal fegato (dove viene conservato come glicogeno). La fame emotiva è un meccanismo programmato dal cervello, che ti fa mangiare quando ti senti stressato o annoiato, ma tu puoi cambiare quel meccanismo. Se hai capito che si tratta di vera fame, mangia. Non vogliamo che tu ignori questo bisogno, ma che tu ti nutra consapevolmente, dedicandoti esclusivamente a quello, e che smetta quando sei sazio.

Le tre D: segnali di pericolo per la tua mente

Ci piace paragonare la nostra mente subconscia a un gigantesco processore elementare che registra ogni suono, odore, sapore, sentimento ed esperienza che abbiamo avuto. Non solo immagazzina questa enorme quantità di dati, ma spesso fa anche collegamenti totalmente irrazionali tra parole, ricordi e azioni. Per esempio, se tu da bambino una volta hai mangiato un alimento avariato o cattivo che ti ha nauseato, probabilmente svilupperai un’avversione verso quel cibo che potrebbe durare per tutta la vita. 33 Oppure se hai avuto un’esperienza sgradevole legata a un certo odore, proverai una sensazione spiacevole ogni volta che lo sentirai di nuovo, persino a distanza di molti anni. Può trattarsi anche di una storia che hai sentito e che ti ha turbato. Lo stesso vale in relazione a molte parole. Abbiamo scoperto tre forti “parole chiave” connesse all’argomento della perdita di peso:

  • Dieta
  • Digiuno (Deprivazione)
  • Disciplina

Queste tre parole possono far irritare la tua mente subconscia e sabotare i tuoi obiettivi di dimagrimento. Abbiamo testato l’effetto di queste parole su centinaia di persone e abbiamo scoperto che ognuna di loro reagiva fortemente ad almeno due di queste. Cosa significa? Non appena la tua mente subconscia sente una di queste tre parole che iniziano per D o è portata a credere che qualcosa condurrà a esse, crea resistenza quasi automaticamente e inizia il processo di autosabotaggio. Per quanto tu possa consciamente voler fare una dieta, e sia d’accordo a deprivarti di certi cibi e a essere disciplinato, la tua mente subconscia lo rifiuta. Prova: fai alcuni respiri profondi, calma la mente e chiudi gli occhi. Vai in quel posto neutrale dentro di te e nota come ti senti. Diventa consapevole del tuo corpo e del tuo respiro e assicurati di sentirti in pace. Ora pensa alle tre parole: Dieta, Digiuno, Disciplina. Come ti fanno sentire? Sei eccitato, felice e non vedi l’ora di cominciare? O ti fanno sentire un po’ riluttante, stressato e persino depresso? Questa seconda possibilità è la più probabile. Ecco perciò spiegato il motivo per cui non vogliamo che tu cominci il programma privandoti di qualcosa. Vogliamo che, per prima cosa, impari ad ascoltare il tuo corpo e a riconnetterti con la sua saggezza. Anche se abbiamo incluso alcuni consigli generali sull’alimentazione (come scegliere cibo naturale e organico ogni volta possibile ed evitare gli zuccheri), vogliamo che tu mangi ciò che ti piace. Mentre andrai avanti con il programma e allenerai il tuo cervello, mangerai automaticamente di meno e sceglierai cibi più sani.

La storia di Joy con gli zuccheri

Quando ho iniziato a prestare attenzione alle mie abitudini alimentari, ho scoperto che desideravo cibi ad alto contenuto di zuccheri, come il cioccolato, tutte le volte che mi sentivo sopraffatta. Quando attraversavo un periodo stressante in cui il mio carico di lavoro era superiore a quanto potevo gestire mentalmente, il mio desiderio di divorare confezioni di burro di arachidi e caramelle al cioccolato s’impennava. La mia mente aveva costruito un forte collegamento tra la sensazione di conforto e il cioccolato. Quando stavo crescendo, i miei genitori erano desiderosi di fornirmi una dieta salutare. Per questo non c’erano caramelle in casa nostra, e non avevamo il permesso di mangiare tra un pasto e l’altro. Ricordo che la mamma diceva: “Se hai fame, mangia un pezzo di pane secco.” Ricordo anche molto bene quanto fosse poco attraente per me quell’opzione, e quanto avrei preferito fare sei piccoli pasti piuttosto che i tre grandi che ci venivano serviti. Dovevo forzarmi a mangiare la colazione e trovavo difficile aspettare la cena, sentendomi affamata nel tardo pomeriggio. Quindi la mia “soluzione” era simile a quella di Roy: anch’io ero fortunata ad avere degli amici che abitavano vicino, la cui madre ci preparava tutte le fette di pane, burro e zucchero che volevamo. Che delizia! 35 Quando passavamo le vacanze a casa dei nonni, era come stare in paradiso. Avevano il famoso “cassetto dei dolci”, pieno di deliziosi cioccolatini e caramelle, ai quali avevamo accesso illimitato. Ora prova a indovinare: chi aumentava di parecchi chili a ogni vacanza e stava diventando una ragazzina grassa? Come puoi immaginare, non appena il mio desiderio infantile di correre e giocare facendo attività fisica diminuì, lo sostituii con attività da “ragazza”, come leggere e uscire con i coetanei, quindi non facevo movimento e continuavo a mangiare troppi dolci. Solo quando raggiunsi la pubertà e divenni più attenta al mio aspetto esteriore cambiai le mie abitudini alimentari. Ma ci volle tutta la mia forza di volontà per dimagrire, e continuavo ancora ad andare pazza per il cioccolato. In tutta onestà, avrei preferito mangiare una barretta di cioccolato che un qualsiasi pasto caldo, se me l’avessero permesso. Gli zuccheri danneggiano il cervello e i loro effetti su di esso sono spesso paragonabili a quelli della cocaina. Ci sono molti dati scientifici che provano che l’enorme consumo di zuccheri è la vera causa del costante aumento dell’obesità nella nostra società. Ti esortiamo ad approfondire l’argomento. Dopo aver scoperto tutti gli aspetti negativi dello zucchero, decisi di affrontare questo demone. Sebbene non fossi in sovrappeso, notai come i miei livelli di energia diminuissero dopo pasti ricchi di carboidrati. A volte avevo voglia di andare a dormire subito dopo aver mangiato. Inoltre notai come i miei sbalzi d’umore fossero collegati al consumo di cioccolato. Per quanto avesse un gusto delizioso, mi offriva solo una breve euforia e poi sprofondavo in uno stato quasi comatoso. Cercai di assumere zuccheri meno spesso e a volte riuscivo a farlo per alcuni giorni ma, non appena riappariva il vecchio senso di sopraffazione, ritornava anche il mio “bisogno” di zuccheri per stare meglio. Alla fine ne avevo avuto abbastanza di questo circolo vizioso e decisi di provare su me stessa i principi del programma “Dimagrire nel Sonno”. Chiesi a Roy di eseguire una speciale sessione di Brain Training su di me, in cui installammo nella mia mente l’avversione per gli zuccheri. Poi ascoltai la visualizzazione guidata del Brain Training per dieci giorni. Durante questo periodo decisi di rinunciare completamente agli zuccheri. Liberai la nostra casa da ogni singola tentazione sotto forma di cioccolato e dolci, con gran sconcerto dei miei figli, e li rimpiazzai con cibi naturali come la frutta. Rimasi stupefatta da come tutti noi ci adattammo facilmente. Scoprimmo che era molto più facile rinunciare quasi completamente agli zuccheri piuttosto che assumerne modiche quantità. La mia esperienza mi sbalordì: avevo molta più energia, terminavo i pasti sentendomi leggera e pronta a ripartire invece che stanca e con la mente offuscata. Il mio umore era stabile, non soffrii più di sindrome premestruale e sentivo di avere il controllo della mia vita. Continuai con la mia rigida rinuncia agli zuccheri per oltre un mese e ricordo di essermi sentita veramente bene per la prima volta dopo tanto tempo. Quando finalmente mangiai il mio primo gelato, rimasi stupita scoprendo che non riuscivo a finirlo. All’inizio aveva un buon sapore ma ne ebbi presto abbastanza e gettai via il resto. Non mi era mai accaduto prima. In seguito a quel mio digiuno dagli zuccheri, scoprii che le mie papille gustative, e in generale il mio atteggiamento riguardo a essi, erano drasticamente cambiati. Oggi mi concedo un dessert e un po’ di zuccheri una volta ogni tanto, ma non tanto spesso quanto prima, e sicuramente in minore quantità.

Il nostro consiglio per te

Non appena ti senti a tuo agio con le linee guida e la struttura del programma e hai stabilito alcune nuove e sane abitudini alimentari, rinuncia agli zuccheri per dieci giorni. Unisci le forze con i tuoi amici o colleghi e inizia una sfida a chi mangia meno zuccheri. Usa gli strumenti che ti forniamo nel programma “Dimagrire nel Sonno” per equilibrare le emozioni e allenare la mente.

Le reazioni alle tre D

La parola “dieta” ci condiziona perché contiene in sé anche le altre due D: digiuno e disciplina. Rinunceremo per un certo periodo ai cibi che desideriamo e che ci piacciono (digiuno), e questo richiede forza di volontà (disciplina). Qualcuno aggiungerà più esercizio fisico per accelerare la perdita di peso. La disciplina ci rimanda a un periodo in cui dovevamo imparare le regole e rispettarle; tutte le cose che ci piacevano non erano permesse, come guardare la tivù fino a tarda sera, mangiare quello che volevamo quando volevamo, rimanere a letto e non andare a scuola ecc. Dovevamo lavarci i denti, fare la doccia e molte altre cose che non avevamo voglia di fare. La disciplina portava alla rinuncia di desideri e bisogni fondamentali, e noi abbiamo conservato questo legame nella nostra memoria. Ogni volta che la mente subconscia diventa consapevole delle tre D, si ricorda del periodo in cui non avevamo il controllo ed eravamo dipendenti dalla volontà dei nostri genitori o di chi doveva badare a noi. Quindi il sabotaggio inizia immediatamente, quando la nostra mente pensa che siamo tornati agli anni dell’infanzia, in cui non avevamo il controllo. La mente oppone subito resistenza e combatte quella scelta, senza tener conto di quanto sia giusta per noi. Ecco perché il cervello deve essere riprogrammato a lavorare con te e non contro di te. Ecco alcuni semplici passi per combattere la fame emotiva:

  • bevi un bicchiere di acqua calda, lentamente;
  • picchietta con le dita sui punti dell’Equilibrio Emozionale che controllano lo stress (nella fossetta tra il labbro superiore e il naso, e sul mento). Nel sito dimagrirenelsonno.it guarda il video che illustra questa tecnica;
  • concentrati e respira profondamente;
  • cerca di capire quale emozione abbia innescato il senso di fame;
  • accetta quella sensazione e usa la tecnica dell’Equilibrio Emozionale;
  • pensa ad altro, distraiti;
  • fai esercizio fisico, una passeggiata, del movimento;
  • di’ a te stesso che passerà e aspetta altri dieci minuti prima di reagire;
  • se, dopo aver fatto tutto questo e aver aspettato dieci minuti, senti ancora il bisogno di cibo, mangia una piccola porzione di qualcosa di nutriente, come una manciata di mandorle, un cracker integrale o una mela.


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